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06/03/2012 - 15.30.58 LAUREATI, ORA IL LAVORO È UN MIRAGGIO
Da diritto a chimera. Il lavoro si allontana sempre di più dall`orizzonte delle prospettive dei giovani italiani. Tanto che un`occupazione, anche per chi consegue una laurea, è divenuta un`esperienza fuggitiva al pari di un miraggio. Un riverbero più lontano, quasi un`illusione o un`isola che non c`è. Ancor più di quanto non sia stato già negli anni scorsi.

Oggi il 19,6 per cento dei laureati che hanno concluso il ciclo del 3+2 non hanno ancora un lavoro dopo dodici mesi dall`avere conseguito il titolo di studio. Nel 2008 erano il 10,8 per cento. In quattro anni la disoccupazione per loro è ora praticamente raddoppiata. Condividono lo stesso destino anche i ragazzi e le ragazze che chiudono gli studi dopo il triennio. Dal 2008 al 2011, è raddoppiato anche il loro tasso di disoccupazione: dall`11,2 per cento al 19,4 per cento (vedi la tabella 1).

I dati li ha presentati questa mattina AlmaLaurea a Roma, presso la sede della Crui, in occasione della pubblicazione del quattordicesimo Rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati. L`indagine quest`anno ha coinvolto circa 400mila laureati dei 57 atenei aderenti al consorzio interuniversitario.

Difficile non inserire i destini dei laureati nell`ambito più ampio delle difficoltà sofferte dai giovani nell`accedere al mercato del lavoro. Da noi, è ormai noto, il 31 per cento degli under 25 non ha un impiego. In Germania, forse questo è meno noto, sono appena il 7,9 per cento. Se si vuole davvero fare qualcosa per loro, non c`è molto tempo da perdere. Anche questo è uno "spread" che va ridotto al più presto.

Poco utilizzati da noi, molto di più altrove. Tacciati spesso di essere impreparati per la vita d`azienda, i laureati italiani trovano con sempre maggiore frequenza impieghi di alto profilo nelle imprese al di fuori dei confini nazionali. Sismologi, esperti di marketing e persino ingegneri. Nel 2011 in Italia la domanda di laureati delle imprese è stata pari solo al 12,5 per cento di tutte le assunzioni previste (vedi quali figure vengono richieste 2). Negli USA, secondo le stime del decennio 2008-2018, la richiesta dei laureati è pari al 31% del complesso delle nuove assunzioni.

Disparità territoriali. Frammentata e diversa da se stessa, l`Italia del lavoro mostra situazioni sempre più polarizzate. Il nord sempre più a nord, il sud sempre più a sud. Se nel 2008 il tasso di occupazione dei residenti delle regioni del nord superava di 13,5 punti percentuali quello dei loro coetanei del Mezzogiorno, oggi il differenziale è salito ancora fino a raggiungere il 17 per cento.

La stabilità mai trovata. La strada che porta al lavoro, a ogni modo, è sempre più tortuosa in tutte le città e molti laureati italiani continuano a fare esperienze molto lontane dal "posto fisso". Tanto che molti di loro non l`hanno neppure sperimentato mai e forse non avranno la possibilità di valutare personalmente se sia un`esperienza "noiosa" o meno.

Nel 2011, dice AlmaLaurea, solo il 34 per cento dei laureati specialisti ha potuto siglare un contratto a tempo indeterminato. Molti di più sono invece quelli che continuano a misurarsi, senza avere alcuna possibilità di scelta, con contratti collaborazione, missioni "in affitto" e lavoro nero dove di contratto non se ne vede neppure l`ombra.
Il nodo delle paghe. Il potere d`acquisto degli stipendi è, insieme alla stabilità di un impiego, l`altra variabile cruciale che rende evidente, in maniera plastica, quanto stia diventando sempre più complesso per i giovani entrare nella società in maniera attiva.

In quattro anni, dice il rapporto del consorzio interuniversitario, lo stipendio netto di un laureato specialistico in termini reali è diminuito del 13 per cento. Nel 2011 lo stipendio netto, a un anno dalla laurea, arriva a mala pena sopra i mille euro (vedi la tabella 3).

In questa complessiva regressione si registra, anche nel campo delle retribuzioni, un`ulteriore peggioramento delle disparità tra i due poli del Paese che, durante gli anni della crisi, sembrano essersi allontanati ancora di più. Se nel 2009 un laureato impiegato in un`impresa del nord guadagnava l`8,2 per cento in più di chi lavorava al sud, nel 2011 il differenziale è arrivato al 16,9 per cento rendendo difficile giustificare una situazione del genere anche a chi è convinto che siano sufficienti i differenti costi della vita a spiegare un fenomeno del genere. E le disparità permangono anche tra uomini e donne (vedi tabella 4).

L`importanza dei laureati. Il ruolo chiave che i laureati rivestono, molto più che da noi, nelle nazioni con ingenti investimenti nello sviluppo e nelle ricerca indicano la strada da seguire se si vuole venire fuori dalla crisi. "L`evoluzione della quota di occupati nelle professioni più qualificate - scrivono gli autori dell`indagine - evidenzia criticità, di natura sia strutturale sia congiunturale, queste ultime particolarmente preoccupanti". Tanto che, "tra il 2004 e il 2008, quindi negli anni precedenti alla crisi, tranne che in una breve fase di crescita moderata, l`Italia ha fatto segnare una riduzione della quota di occupati nelle professioni ad alta specializzazione, in controtendenza rispetto al complesso dei paesi dell`Unione Europea".

Senza attendere e con investimenti. Per Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea, non si deve aspettare oltre e si deve intervenire al più presto: "Sarebbe un errore imperdonabile sottovalutare o tardare ad affrontare in modo deciso le questioni della condizione giovanile e della valorizzazione del capitale umano". Servono investimenti in istruzione, ricerca e sviluppo e, spiega Cammelli, "i criteri meritocratici di attribuzione dei fondi potranno contribuire a migliorare l`efficacia interna ed esterna del sistema universitario a condizione che i fabbisogni minimi e complessivi di risorse siano determinati secondo i parametri internazionali relativi al costo della didattica e della ricerca".
Fonte: Repubblica.it
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